B&B Gianturco

B&B Gianturco

Da vedere

Scopri cosa visitare durante il tuo soggiorno ad Avigliano

Castello di Lagopesole

Chiese e castello

La matrice religiosa e il castello di Federico II

Il Paese si trova a ridosso del monte Carmine ed è tra i maggiori centri della Regione Basilicata:  nel centro storico si possono ammirare l’Arco della Piazza del IX secolo e la seicentesca Chiesa di Santa Maria degli Angeli con annesso il convento dei Frati Minori Riformati.

Numerosi sono i luoghi con matrice religiosa: la chiesa di San Vito, protettore della città, la Basilica Pontificia Santa Maria del Carmine, nonché la chiesetta di Santa Lucia, in cui sono custoditi frammenti di affreschi del 1500.

Passeggiando per il centro storico di Avigliano si trova il suggestivo Palazzo Palomba, realizzato sul finire del 1600, la cui unicità è rappresentata dalla sua torre orologio, nonché la Torre di Taccone, ultima testimonianza del primissimo nucleo abitativo di Avigliano, tutto ciò che rimane della fortificazione medievale a difesa della città.

Degni di nota sono anche gli storici Palazzo Corbo, Palazzo Salinas e Palazzo Doria.

Fuori dal centro abitato, sulla cima del Monte Carmine, si trova invece, a sentinella dell’intero Paese e baluardo del locale culto mariano, il Santuario della Madonna del Carmine, a cui gli aviglianesi sono particolarmente devoti: la leggenda narra che in occasione del terremoto dell’8 settembre 1694 essi invocarono la protezione della Madonna, ed è storicamente documentato che i danni subiti in quella circostanza dalla cittadina furono pressoché insignificanti.

In segno di ringraziamento, pertanto, venne edificata una piccola cappella, inaugurata nel 1696, e venne costituita una confraternita che si impegnava a partecipare a tutte le processioni, ed in particolare a quelle del 16 luglio e della seconda domenica di settembre, entrambe in onore della Madonna.

All’altro lato rispetto al Monte Carmine, si erge  il Castello di Lagopesole, immerso in quell’idilliaco paesaggio che un tempo fece da scenario alle battute di caccia dell’imperatore Federico II di Svevia.

ORIGINI

Tra leggenda e reperti storici

Antichi e incerti risultano essere il toponimo e le origini di Avigliano, sui quali gli storici, in assenza di reperti archeologici e di documenti certi fino agli inizi dell’alto medioevo, hanno elaborato diverse teorie ed ipotesi.

Sulla base di una leggenda, oralmente tramandata, si vuole che questo centro fosse stato fondato dai Sanniti, volgarmente detti “Banniti “, qui attratti dalla sicurezza del luogo e dalla salubrità dell’aria, durante la loro espansione verso la nostra regione intorno al V secolo a.c.

Un’altra leggenda fa derivare il toponimo di Avigliano da “Avis locum“, cioè luogo dell’uccello, denominazione data al territorio da un gruppo di marinai provenienti dall’Oriente. Questi, dopo aver perso la loro nave in un combattimento sulle coste dell’antica Lucania, per sfuggire alla cattura da parte dei vincitori, si addentrarono nella regione e si fermarono nella zona montuosa, che poi diventerà Avigliano, ricoperta da folte selve, ove trovavano il loro ambiente naturale e sicuro molti animali, ed in particolare, gli uccelli che nidificavano nella parte più alta ed inaccessibile.

Più attendibile, invece, è l’ipotesi che Avigliano sia sorta su un “fundus”, tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero romano, in quanto, come riferisce lo storico G. Flechia (181I-1892) già al tempo dell’imperatore Traiano era menzionato un “Fundus Avillanus, o Avilius ” sia nelle Tavole Alimentarie dei Bebiani, che nelle Tavole Alimentarie di Velleia, tra il 98 e il 117 d. C.

Il sen. Giacomo Racioppi, lo storico per eccellenza della Basilicata, fa risalire il nome di questa città a quello di una famiglia gentilizia romana appellata “Avilia “, assegnataria di fondi in queste zone. Ipotesi questa, condivisa da Giustino Fortunato, Tommaso Claps, Angelo Telesca ed altri studiosi lucania

La città dei giuristi
e dell' artigianato

Avigliano è conosciuta come “Città di giuristi”; può annoverare, infatti, tra i suoi concittadini, alcuni personaggi illustri che hanno contribuito ad accrescerne il valore culturale e sociale, primo tra tutti  Emanuele Gianturco, giurista e uomo politico, il cui bellissimo monumento che lo ritrae fu inaugurato il 26 settembre 1926, e ancora oggi sovrasta la piazza di Avigliano.

Gianturco, pochi anni dopo la laurea, conquistò l’insegnamento di diritto civile presso la Cattedra Universitaria di Napoli, e fu eletto deputato nel 1889.

Da quel momento iniziò la sua carriera politica, che lo portò a ricoprire diversi incarichi importanti: fu infatti nominato sottosegretario di Stato alla Giustizia nel primo governo presieduto da Giovanni Giolitti, nonché Ministro dell’Istruzione pubblica, Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti nel secondo governo di Antonio Starabba.

Successivamente fu anche scelto per ricoprire le cariche di Vicepresidente della Camera dei deputati, Guardasigilli nel governo di Giuseppe Saracco e Ministro dei Lavori pubblici nel terzo governo Giolitti.

Gianturco oltre a essere ricordato come politico, è passato alla storia per essere stato uno dei più importanti esponenti della Nuova Scuola di diritto civile che, insieme con Nicola Coviello e Giuseppe Stolfi, entrambi aviglianesi, erano proiettati verso un’unificazione politica e legislativa. 

Si distinse in questa veste per le riforme apportate nell’apparato scolastico dell’epoca e si interessò inoltre di leggi sociali e di riforme agrarie.

Preparò inoltre la riforma della procedura penale rafforzando sempre più la sua fama di grande giurista.

 

 

Ma Avigliano è anche la patria dell’artigianato, con la sua antica tradizione di orafi, fabbri e tessitori, nonché di alcune peculiarità enogastronimiche, come il tarallo aviglianese e soprattutto il baccalà, protagonista della Sagra che annualmente viene riproposta e che vede la partecipazione di numerosi operatori economici ed espositori.

Accanto alla Sagra del baccalà, altro importante appuntamento è la rappresentazione dei “Quadri Plastici”, una manifestazione estiva che si ripete ogni anno in cui i figuranti, stando immobili, riproducono con il corpo e l’espressione del volto una scena sacra, storica o un capolavoro dell’arte figurativa.